Generalmente si pensa al parto come quell’evento biologico che ha la finalità di espellere il feto e gli annessi dal corpo della madre. Questa concezione molto generalizzata non tiene in considerazione dell’indispensabile e basilare compito degli ormoni sia durante il parto, ma anche e soprattutto per tutto il decorso della gravidanza. È proprio nei 9 mesi che precedono la nascita che si creano le basi endocrine per la connessione madre-neonato.

Il “periodo sensibile”, momento del primo determinante ed irrinunciabile, incontro tra madre e neonato rappresenta l’esplosione della concentrazione e crescente carica ormonale della gravidanza. La comunicazione tra madre e feto non è solo ormonale ma è anche “empatica”. Il neonato nasce “incompetente” alla gestione di sé nella vita extrauterina, ma è abile e corredato di specifiche competenze relazionali che si sviluppano nel ventre materno. La madre ha la capacità di affinare queste sue competenze che la rendono unica ad assolvere a questo compito, a questo legame affettivo innato e imprescindibile con il suo neonato. ll neonato emozionale sarebbe destinato a rimanere “incompreso” se ad accoglierlo non vi fosse la madre che, a seguito delle modificazioni psiconeuroendocrine che avvengono durante la gravidanza, si è proiettata, predisposta ed aperta ad un “sentire” molto più intenso, ad una sensibilità più fine, ad una permeabilità delle emozioni che le permette di stabilire un feeling unico con il suo bambino

Studi sulla vita prenatale hanno fatto emergere come la madre e il feto siano in continua relazione: il feto non ha solo necessità del nutrimento biologico assicuratogli dalla madre ma percepisce e si nutre anche dei pensieri, degli stati emotivi e dei sentimenti materni. Nella vita prenatale vengono poste le basi per la salute, l’affettività, le modalità relazionali e le capacità di adattamento del bambino.

Attraverso la madre, il bambino può imparare e percepire il mondo esterno: può conoscere nuovi sapori, odori, suoni, può imparare il ritmo della vita attiva affrontata dalla sua mamma, può riconoscere le carezze attraverso la pancia, si sente amato e gioisce di tutti questi stimoli positivi che percepisce e che lo faranno diventare più capace ad affrontare sia la vita intrauterina che quella fuori.

La mia mamma mi manda, insieme con il dolce cibo, messaggi rassicuranti; mi dice che sono bello, che ce la posso fare benissimo, che mi vuole bene, che posso già apprendere molte cose della vita che lei gradualmente mi insegnerà. Mi culla con il suo movimento e il suo respiro. Mi accarezza attraverso i sensi che mi appartengono già molto presto: sono le mie antenne per captare più informazioni possibili. Mi stuzzica con sapori sempre nuovi; la sua voce vibra in tutto il mio corpo e attiva ogni mia cellula; le sue mani, e anche quelle del mio papà, mi tengono e mi danno sicurezza. Mi passa immagini bellissime del mondo e di lei, e il mio corpo, sensibile ad ogni stimolo, si forma e si modella su questi segnali.
Venire al mondo e dare alla luce – Verena Schmid

Durante il travaglio sia il cervello materno che quello fetale, mobilitano enormi riserve neuroendocrine, e lo fanno sia per fare fronte al dolore, che per trarne il massimo beneficio. E’ di utile importanza ricordare che il sistema nervoso autonomo della madre è orientato alla protezione dei suoi cuccioli. Il semplice meccanismo di “attacco e fuga” che ogni essere vivente mette in campo in situazioni di pericolo, nella madre muta. Tutti i segnali di allarme “da e verso” il neonato vengono amplificati. Ciò tende a farci capire che la madre sarà meno protettiva verso se stessa, rispetto agli eventi che circondano il neonato.

Immagine dal Web
Cosa succede alla nascita con il primo incontro?

Il nuovo nato è investito da molteplici sensazioni sconosciute, una tempesta a cui deve far fronte: prendere consapevolezza della vita e ricercarla! Il primo respiro, il pianto, il primo udire la sua voce…Fra tutto un odore e un calore conosciuti, quelli della propria mamma.

E dal punto di vista materno?

Lo stesso incontro è protettivo per la madre, perché la scarica di endorfine derivante dall’incontro alla nascita, imprime nel cervello materno una sensazione di gratificazione che spingerà la madre nel tempo a voler ripetere l’evento del “parto”.

La nascita non si esaurisce con la fuoriuscita del feto e annessi dall’utero, il ruolo centrale degli ormoni non è sinonimo solo degli esiti del parto, ma è garante della sopravvivenza a breve e lungo termine di madre e bambino. La salute psichica e fisica del bambino, la relazione “sentimentale” tra madre e feto, pongono quindi le basi per il primo contatto che avviene alla nascita, garantisce un adeguato e corretto attaccamento al seno e rafforza lo stato immunitario di madre e bambino.

Gli ormoni sono i messaggeri chimici che regolano numerose funzioni dell’organismo grazie alle strette e continue interconnessi presenti tra di essi. Il cervello della donna durante la gravidanza, il travaglio, il parto e il puerperio, è rilascia costantemente dei “cocktail ormonali” volti a garantire la sopravvivenza di madre e bambino. I sistemi di adattamento individuali sia della madre che del bambino innescano delle reazioni comportamentali in base all’interazione con l’ambiente circostante. Questi processi si rendono particolarmente evidenti nel travaglio di parto, dove sia alla madre che al feto vengono richiesti rapidi cambiamenti adattativi in tempi veramente brevi che, come abbiamo già detto, sono finalizzati a garantire la loro sopravvivenza.

Il processo del parto è guidato dal cervello, in particolare, da una struttura primitiva che abbiamo in comune con tutti gli altri mammiferi. Essa secerne gli ormoni necessari per produrre contrazioni uterine efficaci. L’attività di questa struttura può essere facilmente bloccata dalla parte più evoluta del cervello che detiene le capacità scientifiche e razionali, capace appunto di inibire gli stimoli involontari. Stimolando la neocorteccia della partoriente si può infatti bloccare il progredire del processo del parto ecco perché, per evitare di interferire con il momento della nascita, è fondamentale interagire il meno possibile con stimoli che possono provocare “caos” nella mente materna. Sapete perché i mammiferi hanno bisogno di nascondersi per dare alla luce i loro piccoli? Per un semplice e necessario bisogno che condividono anche con noi: l’intimità! Sarebbe opportuno quindi, rispettare con ogni mezzo l’evento della nascita.  

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