I coronavirus sono un’ampia famiglia di virus che colpiscono le vie respiratorie causando malattie di entità lieve e moderata, quali le comuni sindromi influenzali ma anche malattie più importanti come in passato lo sono state la MERS (Middle East Respiratory Syndrome) e la SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome).

Il nome coronavirus si riferisce appunto alla particolarità del virus che sulla sua superficie presenta delle punte a forma di corona.

Questi virus sono molto comuni in varie specie animali e in alcuni casi possono evolversi, subendo una serie di variazioni genetiche che li rendono capaci di infettare l’uomo (come è accaduto per la MERS causata da un coronavirus presente nei dromedari e per la SARS causata da un altro tipo di coronavirus presente nei zibetti).

L’attuale COVID-19 viene chiamato “nuovo coronavirus” perché è un nuovo ceppo di CoV che non era mai stato precedentemente identificato nell’uomo sebbene ad oggi siano conosciuti ormai circa 7 ceppi già identificati di Coronavirus, i primi dei quali furono scoperti già negli anni Sessanta.

Come avviene la trasmissione? Come avviene qualsiasi altra sindrome influenzale! Da una persona infetta ad un’altra attraverso:

  • saliva (tosse, starnuti, goccioline del respiro che permangono nell’ aria);
  • contatti diretti personali con persona infetta;
  • toccandoci con le mani contaminate la bocca, il naso e gli occhi.

Il motore principale dell’infezione è rappresentato dalle persone che la hanno contratta e che dunque manifestano i sintomi influenzali.

Che il virus si possa trasmettere da una persona infetta che non dimostri sintomi ad un’altra è stata dichiarata essere una rara probabilità.

I sintomi che si manifestano sono simil influenzali quali: febbre, tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie.

Nei casi più gravi può insorgere polmonite, sindrome respiratoria acuta, grave insufficienza renale, morte. Per casi gravi si intendono persone già affette da patologie croniche gravi, patologie cardiache, diabete, patologie respiratorie, soggetti con un sistema immunitario estremamente indebolito, soggetti anziani, soggetti comunque fortemente debilitati da patologie gravi precedenti all’ insorgenza dell’ infezione da coronavirus.

La diagnosi viene effettuata mediante test di laboratorio su campioni respiratori nei quali si cerca di individuare il virus.

Al momento non esiste un trattamento specifico, non sono disponibili vaccini poiché è un virus nuovo ma sembrerebbe che le persone che hanno fatto ricorso alla vaccinazione anti-influenzale abbiano meno probabilità di essere contagiati. La maggior parte dei casi guarisce spontaneamente.

Cosa accade invece in gravidanza?

L’ultimissimo e unico studio pubblicato dalla rivista “The Lancet” ha analizzato le cartelle cliniche, i risultati degli esami di laboratorio, le indagini radiologiche del torace di 9 donne positive al COVID-19, ricoverate al “Zhangnan Hospital dell’università di Wuhan” dal 20 al 31 gennaio. Le donne, tutte di epoca gestazionale tra la 36 e la 39+4 settimana, sono state considerate positive poiché tracce del virus sono state identificate nei tamponi clinici respiratori.

L’evidenza della trasmissione verticale cioè dalla madre al feto è stata valutata testando la presenza del virus nel liquido amniotico, nel sangue del cordone ombelicale e nel tampone orale effettuato sul neonato.

La presenza del virus è stata ricercata anche nel latte materno. Tutte le pazienti, per vari motivi assolutamente non riconducibili all’ infezione da COVID-19 (storia ostetrica di precedenti tagli cesarei, ipertensione gestazionale, pre-eclampsia, precedenti parti con feto nato morto), hanno subito il taglio cesareo nel terzo trimestre.

Nessuna delle donne infette ha sviluppato una severa polmonite da COVID-19 o morte, i sintomi più frequenti sono stati febbre non elevata, tosse, gola infiammata e mialgia. Non vi sono stati casi di asfissia neonatale, tutti i nuovi nati presentavano un Apgar al 1° minuto di 8-9 e al 5° minuto di 9-10.

Tutti i test di ricerca del virus effettuati sul liquido amniotico, sul cordone ombelicale, sul tampone effettuato sui neonato sono risultati negativi.

Sebbene comunque si tratti ancora di pochi casi esaminati, da questo studio di evince che

NON VI SONO EVIDENZE CIRCA L’INFEZIONE INTRAUTERINA CAUSATA DALLA TRASMISSIONE VERTICALE DEL CORONAVIRUS IN DONNE AFFETTE.

Dallo stesso si evince che le caratteristiche cliniche riportate da queste donne non differiscono da quelle presenti dei soggetti non in stato di gravidanza. Le donne oggetto dello studio non avevano patologie croniche precedenti. Per garantire l’idoneità dei campioni analizzati e quindi la non contaminazione degli stessi, questi sono stati raccolti appositamente durante i tagli cesarei.

Si può allattare?

Non vi sono prove che il virus possa essere trasmesso attraverso il latte materno al neonato, anche lo studio citato pocanzi afferma che non sono state trovate tracce del virus nel latte materno. L’UNICEF raccomanda alle donne in gravidanza e in allattamento di proseguire con lo stesso e di applicare le normali misure igieniche di sicurezza validi per tutti (lavaggio frequente delle mani con soluzioni alcoliche o comunque con sapone, indossare una mascherina respiratoria quando si è a stretto contatto con il bambino, coprire la bocca durante colpi di tosse o starnuti ecc.)
La gravidanza indubbiamente comporta delle modificazioni dell’assetto immunitario della donna rendendola più suscettibile al rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, si consiglia quindi di intraprendere le normali azioni igieniche preventive per ridurre il rischio di infezione.

L’uso della mascherina, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è utile solo se si sospetta di aver contratto il COVID-19 per limitare la diffusione del virus e deve essere utilizzata in aggiunta ad altre misure igieniche di sicurezza.

Per tutte le persone che abbiano il sospetto di aver contratto il nuovo coronavirsus sono validi i numeri nazionali 1500 e 112 da utilizzare per fare segnalazioni, circa il sospetto del contagio, il rientro dai luoghi considerati focolaio e per seguire le indicazioni suggerite dalle autorità che hanno lo scopo di prevenire la diffusione del virus e quindi il contagio.

Perché il nuovo coronavirus fa così paura?

Sicuramente si è venuto a creare un ingiustificato clima di psicosi globale. Il nuovo coronavirus non fa paura per la sua mortalità, ma perché è un nuovo virus appena conosciuto. Similmente ai coronavirus che hanno provocato malattie ben più mortali come la MERS e la SARS, il SARS-COV-2 (il nuovo coronavirus) ha fatto un salto di specie, passando dall’animale direttamente all’uomo. Per cui il sistema immunitario dell’uomo si trova sprovvisto delle difese immunitarie che dovrebbero contribuire a contenere i sintomi dell’infezione come solitamente accade con le altre infezioni, ciò rende appunto alto il contagio da uomo a uomo. Come abbiamo già detto in precedenza, il virus e la sua sintomatologia si risolvono spontaneamente e con il trattamento dei sintomi nei soggetti sani, risulta essere pericoloso come anche le solite sindromi influenzali nelle persone anziane, gravemente debilitate e con patologie croniche precedenti.

Informarsi dalle giuste fonti è il primo passo verso la prevenzione sia dell’infezione che della psicosi.

Leave a Comment